intervista a Silvia Canini — Giovazoom

intervista a Silvia Canini — Giovazoom

intervista a Silvia Canini — Giovazoom

Ph. di Tiziana Lauro

Correva l’anno 1997 e negli Stati Uniti nasceva Chow, il primo food blog della storia. Ai tempi si trattava di una semplice bacheca dove trovare consigli sui locali dove mangiare. Oggi i food blog sono veri e propri spazi interattivi, ricchi di contenuti multimediali che hanno fatto della cultura enogastronomica la protagonista dei nostri giorni.

Dai blog di cake design a quelli specializzati in cucina vegetariana, dai blog con ricette regionali a quelli che recensiscono ristoranti e trattorie: il “menù” della blogosfera è davvero molto eterogeneo. Dietro ogni blog ci sono esperienze e percorsi singolari, che raccontano storie di giovani che spesso hanno trasformato una passione in una professione (con l’aiuto delle nuove tecnologie).

Per la Rubrica Giovani Digitali questo mese esploriamo il mondo del food blogging partendo dall’esperienza di Bolognafood, un blog nato da un’idea di Silvia Canini e Davide Quadrelli ai quali abbiamo fatto qualche domanda per voi.

Bolognafood è la fusione di tre vostre passioni: cibo, social network e fotografia. Quando e come inizia questa vostra avventura da foodblogger?
L’avventura del blog inizia a fine 2013 in modo un po’ atipico a dire il vero. Ai tempi gestivo una community fotografica su Instagram e, nel 2013 così come oggi, credevo moltissimo in Instagram come mezzo di comunicazione, quindi ho pensato di creare BolognaFood come account Instagram, dove condividere con i miei followers i ristoranti, bar, eventi, boutiques che preferivo, con brevi post che dovevano puntare molto sull’immagine e nel testo dovevano andare a dare brevi e concisi suggerimenti (prezzo, qualità, specialità, ecc).
Dopo l‘acquisto nel 2012 di Instagram da parte di Facebook, la grande paura degli utilizzatori più accaniti (come me) era quella che Facebook potesse snaturare o addirittura chiudere Instagram, è nata quindi la paura di perdere tutti i miei contenuti e quindi l’idea di aprire anche il blog, inizialmente come “appoggio”, ma in pochissimo tempo ho capito che potevamo fare ben altro.

Sono passati vent’anni da quando nel 1997 appariva in America il primo food blog della storia. Oggi solo in Italia ce ne sono oltre duemila. In una blogosfera che è sempre più ricca di blog dedicati al cibo, in che modo Bolognafood si differenzia? Quali sono i suoi punti di forza?
Non nascondo che ci ha agevolato moltissimo il nome: malgrado BolognaFood venga gestito in modo totalmente artigianale e casalingo, chi non ci conosce pensa, vedendo il nome, che siamo una vera e propria redazione, strutturata e con sponsor alle spalle e quindi forse viene attirato per quel motivo. Una volta sul nostro blog si ritrova davanti i consigli che può darti un amico di cui ti fidi. Un altro punto di forza, o almeno spero che lo sia, è che chi ci segue da un po’ di tempo credo abbia capito che tutti i contenuti sono onesti, non pilotati, che nessuno ci paga per scrivere recensioni e che se un posto ci piace ne parliamo, se non ci piace semplicemente non ne parliamo.
Non ci piace parlare male o creare problemi ai locali, quindi preferiamo omettere se non ci troviamo bene o parlarne magari in privato con il ristoratore se siamo in confidenza. Credo che chi ci segue abbia capito la nostra etica o almeno me lo auguro e crediamo che questa etica e onestà che cerchiamo di portare avanti vengano viste come punti di forza dai nostri lettori.

Come scegliete i contenuti sui quali lavorare e da condividere con i vostri lettori?
Non dovremmo dirlo ma vengono quasi sempre scelti “di pancia”. Se una cosa ci entusiasma, che sia un locale, un evento, una bottega, sentiamo immediatamente il bisogno e la voglia di scriverne e quindi, in base alle uscite già programmate o alla novità del contenuto (es: se è un evento, è bene scriverne entro le 24 ore), lo mettiamo in calendario.
Altre volte ci sono eventi o aperture delle quali è quasi doveroso parlare e quindi lì magari li scegliamo in base all’attualità. Al tempo stesso per quanto riguarda le nuove aperture, sebbene vorremmo informare il prima possibile i nostri followers e lettori, cerchiamo di parlarne dopo almeno un mesetto di rodaggio perché sappiamo bene che un’attività appena apre ha quasi sempre bisogno di calibrarsi un po’ e non vorremmo dare giudizi affrettati se non è tutto perfetto come invece a volte è un mesetto o due dopo l’apertura.

Oltre al blog, la vostra comunicazione digitale passa per i social media: quali sono quelli maggiormente protagonisti nella vostra strategia di comunicazione?
Senza ombra di dubbio Instagram! È quello che ci dà maggiori soddisfazioni, copertura, interazioni, appena postiamo una foto è immediatamente una chiacchiera con tutti i nostri followers e adesso, con l’integrazione delle Stories, è ancora di più un grande e bellissimo modo e momento di condivisione.

Social network e cibo: un abbinamento perfetto nell’era in cui tutto viene condiviso sul web. Pensate che in qualche modo questa “tendenza” a condividere tutto – o quasi – abbia cambiato il nostro rapporto con il cibo?
Per certi versi questa tendenza a condividere tutto o quasi credo abbia davvero cambiato il nostro rapporto con il cibo; noto infatti in molte persone il bisogno e la necessità di mostrare quello che stanno mangiando, a volte in modo compulsivo perdendo però il vero focus: cosa stiamo mangiando?
Vi faccio un esempio molto banale: al ristorante, arriva il piatto, non lo si guarda neanche, non si annusa l’odore per capirne meglio gli ingredienti, non si osservano i colori, se non per scattare immediatamente la foto a volte facendo anche raffreddare il piatto e facendogli perdere quindi la perfetta temperatura di servizio che lo Chef aveva immaginato per noi. Dall’altra parte questa smodata condivisione ha creato anche maggiore informazione e comprensione del cibo. Quindi, come ogni cosa, basta non abusarne e vedere la fotografia e la condivisione come qualcosa di sano, gioioso e informativo, senza cadere nella trappola del “diario alimentare”.

Professione Foodblogger: qual è la vostra personale definizione di questa nuova figura professionale?
Credo che sia prima di tutto una scelta da prendere con le pinze e in modo molto ponderato. Visto da fuori sembra tutto bello e semplice ma bisogna avere, come per tutte le professioni che si intraprendono in proprio, una visione d’impresa molto chiara. Bisogna inoltre essere etici, darsi delle regole, mettersi nell’ottica che non si sta vendendo uno spazio del proprio blog o la propria visibilità, bensì bisogna pensare ad un progetto da creare con chi ci contatta.
È una professione dinamica, creativa, che porta a conoscere persone e realtà delle più disparate. Non è la professione che ho scelto io ma ammiro e stimo moltissimo le mie amiche food/travelbloggers che hanno deciso di farlo come lavoro.

Ci sono punti di vista diversi su questo. Da una parte il web come fonte di lavoro per menti creative e innovative, dall’altra l’immagine di chi lo dipinge come spazio pieno di rischi e insidie. Qual è il vostro punto di vista su questo tema? E parlando di foodblogging, pensate ci siano delle competenze dalle quali non si può prescindere?
Il web può essere certamente uno spazio con parecchie insidie se non lo si conosce bene e lo si utilizza nel modo sbagliato. Conoscendolo bene e utilizzandolo con le dovute precauzioni, può dare moltissimo: informazione, sapere e infine lavoro. Come ogni cosa, anche una lavatrice per fare un esempio pratico, non si può pensare di usarlo senza il libretto d’istruzioni. Per quanto riguarda il foodblogging, sembra banale ma la cosa più importante secondo me è avere una buona cultura del cibo, oltre che del mezzo.

Chiudiamo allora con qualche consiglio per i nostri giovani lettori. Oltre all’amore per la cucina, quali sono gli ingredienti necessari per diventare foodblogger? Quale potrebbe essere il decalogo del food blogger perfetto?
Come dicevo prima, cultura e conoscenza del cibo, conoscenza dei mezzi e dei principali social network. Se potete tenete sempre le porte aperte a formazione e convegni. Importanti anche buone doti di scrittura, è fondamentale saper strutturare un testo, così come avere buone doti di fotografia poiché non c’è niente di peggio di un piatto delizioso che in fotografia sembrerà disgustoso o viceversa. Non utilizzate la fotografia per far sembrare agli occhi dei lettori quello che non è. Siate onesti e etici in tutto quello che fate, ripagherà sul lungo termine e riuscirete a fare la differenza.

Fonte: intervista a Silvia Canini — Giovazoom

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